31 Ottobre 2020
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28-02-2020 13:00 - Articoli vari
Il cambiamento climatico, uno stress anche per le piante.

Il momento della raccolta è sempre un momento critico per gli agricoltori perché è il così detto giorno della verità. Durante la stagione agraria è possibile fare delle stime sulla produzione potenziale, ma solo alla raccolta l’agricoltore può capire precisamente quanto la sua coltura ha prodotto e quale sarà la sua plv (produzione lorda vendibile) e di conseguenza la redditività del suo lavoro. Tuttavia il giorno della raccolta non è sempre giorno di festa, poiché andamenti climatici anomali sempre più frequenti in questi anni, e gli attacchi alla coltura da parte di diversi patogeni, determinano per le piante delle situazioni di stress che possono arrivare a ridurre la produttività delle piante anche oltre 90%.



Gli stress che possono causare queste riduzione di produttività delle colture sono di due tipologie:
  • Stress biotici: causati da funghi, batteri, virus, insetti, piante infestanti, animali terricoli che provocano dei danni diretti ed indiretti alle piante e possono essere controllati oltre che con adeguate tecniche agronomiche, con l’impiego di prodotti fitosanitari specifici;
  • Stress abiotici: sono legati all’andamento climatico. Infatti il clima fornisce fattori come acqua, luce, temperatura, indispensabili per lo sviluppo e la produzione delle piante agrarie, ma che, in determinate condizioni, possono diventare limitanti. Pensiamo alla pioggia: l’acqua è fondamentale per la crescita delle piante ma la carenza, legata a lunghi periodi di siccità, può provocare seri danni, così come l’eccesso, legato al verificarsi delle così dette bombe d’acqua, può danneggiare le foglie e portare a ristagni idrici e asfissia radicale compromettendo la resa finale.
Il cambiamento climatico, ormai in atto in tutto il mondo, sta portando ad un innalzamento sensibile delle temperature medie e al verificarsi, nei nostri ambienti, di eventi climatici sempre più estremi. Infatti lunghi periodi di siccità possono essere seguiti da eventi temporaleschi estremi quasi simili ad uragani che spesso causano danni diretti alle colture come distruzione dell’apparato fogliare, allettamenti e sradicamenti ma anche periodi di stress durante e seguenti all’evento climatico avverso.

Altro aspetto da considerare è che spesso stress abiotico e biotico sono complementari, cioè la presenza di una può portare allo sviluppo dell’altra. In genere è lo stress abiotico che, penalizzando il benessere delle piante, le espone maggiormente all’attacco da parte dei patogeni. Per esempio la grandine crea delle ferite su foglie e frutti che possono facilitare l’ingresso di funghi patogeni.

Nel frattempo gli studi di biochimica e fisiologia delle piante hanno approfondito la conoscenza dei meccanismi naturali di risposta e protezione delle piante a situazioni di stress come, ad esempio, carenze nutrizionali, eccesso idrico, eccessiva salinità del suolo, eccesso di calore. Inoltre si è verificato che attivando in anticipo o amplificando questi meccanismi si riesce ad aiutare la pianta a contenere i danni diretti ed indiretti derivanti dagli stress e quindi “renderle più forti!”

Da questi studi sono nati i "biostimolanti" che, naturalmente, supportano la pianta nel superamento di questi stress attivando le sue difese endogene. A seconda del biostimolante scelto si andrà a “stimolare” nelle piante o il metabolismo primario o il secondario o tutti e due, che così rispondono prima e meglio all’insorgenza di un fattore limitante come uno stress.
I biostimolanti agiscono attraverso l’attivazione di geni specifici e/o aumentano l’attività degli enzimi responsabili dei meccanismi fisiologici fondamentali, così la pianta è in grado di produrre sempre al meglio anche in condizioni di sviluppo non ottimali. I biostimolanti ILSA, nascono all’interno del progetto VIRIDEM®, (“Dalle piante per le piante”), estratti vegetali per uso agricolo, il cui scopo è di individuare sostanze bioattive all’interno di diverse specie vegetali, estratte con tecnologie a ridotto impatto ambientale quali l’idrolisi enzimatica (FCEH®) e l’estrazione in condizioni supercritiche (SFE®) e rese disponibili alle piante in tutta la loro potenzialità.

I biostimolanti a base di idrolizzato enzimatico di Fabaceae, sono frutto del progetto Biovenus, che ha visto la compartecipazione del Centro di Ricerca Aziendale ILSA, dell’Università di Padova, di Bologna e del CRA-RPS di Roma. Durante questi studi, pubblicati in riviste scientifiche di interesse mondiale, si è verificata la capacità del biostimolante di avere un effetto positivo sul metabolismo delle piante, dovuto alla presenza di molteplici fitocomposti in esso presenti.

In particolare l’azione di triacontanolo, di origine naturale, e delle altre molecole ad attività biostimolante contenuti all’interno dei prodotti a base di Idrolizzato enzimatico di Fabaceae , il cui capostipite è IlsaC-on, permettono di:
  • aumentare la germinabilità dei semi e la crescita delle piante in condizioni di elevata salinità;
  • ottenere grandi produzioni anche in estate in serra, quando la temperatura può raggiungere valori limite;
  • limitare l’accumulo di nitrati in foglie e frutti quando la luminosità e la temperatura sono basse e non consentono la regolare assimilazione dell’azoto e la trasformazione in amminoacidi.

Articolo tratto da ILSA the green evolution


Fonte: ILSA the green evolution

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